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BRASILE
Un po' di storia...

Le prime tribù nomadi, risalgono al 48.000 a.C., non lasciarono particolari tracce, se non pochissime testimonianze archeologiche quali ceramiche o scheletri. La vera storia, che riusciamo a ricostruire, parte dal 1500, con l’arrivo dei portoghesi e di Pedro Cabral, fino allora vivevano in Brasile dai due ai cinque milioni di indigeni, oggi ridotti a meno di 200.000. I primi coloni arrivarono nel 1531, inviati dal re portoghese Joao III, nel 1534 egli costituì 12 capitanerie parallele, che partendo dalla costa si estendevano all’interno del territorio, e date in gestione ad amici della Corona, che diventarono i signori delle loro terre. Il clima ed il terreno brasiliano, si rivelarono ideali per la coltivazione della canna da zucchero, da qui il tentativo dei coloni di sottomettere la popolazione indigena e costringerla a lavorare per loro nelle piantagioni.

La reazione degli indios per difendere la loro cultura e la loro scarsa resistenza fisica, minata anche dalle numerose malattie introdotte dagli europei, portarono i ricchi baroni dello zucchero, ad iniziare il commercio e l’importazione di schiavi africani, a partire dal 1550. Per tutto il XVII e il XVIII secolo, la colonizzazione del brasile, da parte dei portoghesi fu possibile dal commercio dello zucchero. Non mancarono inoltre in questo periodo, tentativi da parte di stati concorrenti europei, francesi ed olandesi in testa, di attacco e insediamento sul territorio brasiliano, ma con scarso successo. Sempre di questo periodo, l’esistenza di possibili giacimenti d’oro e metalli preziosi, indussero numerose persone, a spingersi sempre più verso le zone interne del paese, inconsapevoli delle difficoltà che un viaggio del genere comportava, tanto che molti morivano di stenti e malattie lungo la strada. Per 50 anni, finche le miniere d’oro non iniziarono ad esaurirsi, un vero e proprio esodo demografico, sia di portoghesi che di schiavi usati per scavare e morire nelle miniere, ebbe luogo in tutto lo stato del Minas Gerais.

Nel 1822 Dom Pedro I, figlio del principe portoghese, Dom Joao VI, si autoproclamò, senza particolari spargimenti di sangue, imperatore del Brasile, dando inizio all’indipendenza della nazione. Successivamente suo figlio Dom Pedro II, regnò per 50 anni dando inizio al periodo più prosperoso della storia del Brasile, fino a quando nel 1889, un colpo di stato militare appoggiato dalla crescente aristocrazia del caffè, rovesciarono l’Impero brasiliano. Dal 1889 ad oggi, i militari sono stati al centro di qualsiasi importante sviluppo politico, tanto che persino i primi due governi della Repubblica furono guidati da militari, che comunque si rivelarono più abili a spendere che a governare, facendo precipitare il paese in una profonda crisi economica. Dal 1930 al 1955 la scena politica fu dominata dalla figura di Getùlio Vargas, il dittatore brasiliano che viene ricordato anche per aver permesso al Brasile di essere l’unico stato dell’ America Latina, ad aver partecipato alla II Guerra Mondiale al fianco degli Alleati contro la Germania. Il successore fu Juscelino Kubitschek, eletto nel 1956, primo dei grandi scialacquatori del Brasile, tentò di far progredire il paese e di ridurre l’inflazione, a lui si deve la nascita della prima industria automobilistica brasiliana. Nel 1961 Janio Quadros, con il favore del 48% dell’elettorato, fu eletto presidente, ma la sua politica con una vena moralistica, che vide proibire i bikini sulle spiagge, o il nitrato di amile a Carnevale, fallì in poco tempo, permettendo nel 1964 al suo vice, Joao Goulart di diventare il nuovo presidente. Le prime vere elezioni presidenziali democratiche si tennero nel 1989, con l’elezione di Fernando Collor de Mello, ma ancora oggi, malgrado la politica dell’attuale presidente Fernando Henrique Cardoso, abbia portato ad investimenti stranieri nel paese e ad una valuta stabile, un gran numero di problemi rimangono ancora irrisolti, dalla corruzione al divario sempre più grande tra ricchi e poveri.

 

 

fonte: IMondonauti

 

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